lunedì 28 aprile 2014

Davide Matrisciano: "Il profumo dei fiori secchi" (Prehistorik Sounds, 2014)















Dopo il buon esordio targato 2012, Davide Matrisciano torna a distanza di due anni con un nuovo album. Come già annunciato sul finire del comunicato stampa di “Traffuci di pulsazioni (9 modi di intendere il frastuono)”, il cambio di rotta è veramente importante. Se il precedente album proponeva un'elettronica strumentale ispirata tanto all'ambient quanto al marchio Warp, “Il profumo dei fiori secchi” vira su un cantautorato raffinato che ricorda in modo abbastanza forte tanto Battiato quanto David Sylvian. Ed è proprio il maestro siciliano a marchiare a fuoco il progetto del quasi trentenne Matrisciano.

I testi, in continuo bilico fra colto e non-sense metaforico, ricordano i sofismi che hanno reso famoso Battiato e la sua musica. Questa somiglianza – in alcuni casi si sfiora il tributo – risulta troppo forte, inficiando le peculiarità di liriche che troppo spesso sfociano in un'eccessiva sofisticatezza. Per quanto riguarda la musica, siamo di fronte a tutto il talento già espresso in precedenza. Niente da dire sulle brillantezza del synth che qua e là dipinge melodie bellissime (“Corrente elettronica e papaveri”, “Al di là degli ombrelli”, “Esternazione delle ombre”), mentre quando vengono rispettati gli stilemi pop-rock le tracce sono un po' scialbe (“Armonia irreversibile”, “Legni bruciati”). Nel momento in cui vengono infrante le regole i risultati sono apprezzabili (l'andamento spezzato di “Guarda su”, la splendida “Ho camminato su un aquilone”), tuttavia l'impressione, con lo scorrere – a volte un po' farraginoso – dell'album, è che l'artista abbia fatto il classico passo più lungo della gamba. Per sostenere una tracklist da quindici canzoni con una durata media di quattro minuti e mezzo, c'è bisogno di un'ispirazione davvero baciata dalla grazia. Nonostante ci siano delle buone – a volte ottime – cose (vedi i rivoli elettronici di “Soli tra i fiori”), alcuni passaggi a vuoto vanificano uno sforzo compositivo ambizioso. Sicuramente con qualche traccia in meno e testi più intelleggibili, il disco ne avrebbe guadagnato di fruibilità, rendendo il tutto più coeso e compatto.

Rimane comunque apprezzabile la voglia di cambiare, la qualità dei riferimenti, e il talento melodico che rimane intatto anche nei momenti interlocutori. Il coraggio di fare qualcosa di nuovo deve essere sempre premiato, dunque per Matrisciano non si tratta di una bocciatura ma di un semplice incoraggiamento a fare qualcosa di più, superando i limiti imposti dall'inesperienza.

(6,5)

recensione di Alessandro Biancalana

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