mercoledì 6 settembre 2006

Emilie Simon: "Vegetal" (Barclay, 2006)



















La musica pop francese, negli ultimi anni, ci ha regalato artisti dal tocco melodico delizioso e adorabile. Dal lounge-pop dei Telepopmusik, passando per il folk-pop inusuale di Pauline Croze, approdando ai malinconici fraseggi cantautoriali di Keren Ann. Musiche molto diverse, magari inconciliabili, diverse dal punto di vista dell’approccio compositivo, ma pur sempre pervase da uno spirito di fondo comune. Un suono dolce, ovattato, conciliante, rassicurante. Canzoni per i cuori infranti.

In mezzo a questa scena emerge anche Emilie Simon. Presentata spesso come la Bjork francese. Dotata di una voce delicata e flebile come un vaso di porcellana, la ragazza non è soltanto un’ottima esecutrice. Produce ogni canzone presente nei suoi album, dimostra un discreto gusto melodico, sa cesellare suoni per niente scontati, non si lascia attrarre dal possibile successo “facile”, visto le sue doti fisiche (tradotto in parole povere: è una bellissima ragazza).

Autrice nel 2002 di un ottimo album d’esordio, intitolato semplicemente “Emilie Simon”, la cantante viene chiamata a scrivere la colonna sonora del film “La Marche de l'Empereur”, scritto e diretto da Luc Jacquet. Pubblicato in Italia con il nome “La Marcia Dei Pinguini”, il documentario narra la storia di un gruppo di pinguini impegnati a sopravvivere in un mondo ostile e cattivo. L’opera si rende magica e avvolgente grazie anche ai paesaggi sonori creati da Emilie, le immagini fluiscono con naturalità e la musica le attraversa rendendosi parte di esse, accompagnando lo spettatore nei momenti di felicità, narrando all’orecchio l’arrivare di uno scampolo di dolore.

Dopo un grande numero di esibizioni dal vivo in terra natia, Emilie inizia la registrazione del suo nuovo album, “Vegetal”.

L’album è un cesto di fiori rigogliosi, ogni qual volta se ne coglie uno, si percepisce un profumo diverso. Questa grande varietà è messa in atto attraverso la grande fantasia compositiva, peraltro già dimostrata in passato con le sue precedenti prove. Un approccio alla musica pop incantato, inconsueto, decisamente attraente, a suo modo nuovo ed innovativo.

“Alicia”, il pezzo d’ingresso, inizia con il suo refrain gentile, si trascina come una fiabetta minimale, sa regalare grandi emozioni. Il ritmo percussionistico è l’elemento portante su cui si aggiungono docili bollicine elettroniche, accordi di chitarra e gradevoli arrangiamenti classici. Si sentono chiari richiami ai maestri del pop francese, gli Stereolab. Tuttavia, la sensazione è che l’ispirazione non sia un viatico per traslare così com’erano i suoni, ma cercare di prenderne spunto e creare un qualcosa di personale.

“Fleur De Saison” ha un piglio più rock, l’uso della chitarra è più deciso e diretto, la parte ritmica si evidenzia (ancora) per una ricerca attenta e profonda, la voce di Emilie si trasforma da quella di una fatina a quella di una ragazza timida. Alcune eteree note di chitarra, in sottofondo, si sciolgono nell’aria con la stessa grazia con cui una goccia di rugiada cade su una foglia.

Prosegue “Le Vieil Amant”, forse il più bel pezzo scritto da Emilie nella sua carriera. Campionamenti fra i più disparati, note di piano casuali, glitches, xilofoni assortiti, percussioni piccole-piccole. Un pezzo ricco, cesellato con molta attenzione nel calibrare la presenza dei vari elementi ad ogni attimo, una canzone perfetta per momenti di perdizione fiabesca, adatta per le giornate destinate a rimanere anonime se non grazie a un gioiello di tal portata.

Entra in campo il cantato inglese e un altro centro nell’ossessiva “Sweet Blossom”. Le convulsioni elettroniche accostate ai passaggi classici (pare sia un contrabbasso) creano un’atmosfera fatata ma al contempo cupa e vagamente sognante. I vocalizzi in sottofondo sono un urlo che catapulta la nostra mente in uno stato di incanto.

Le tentazioni dream-pop di “Opium” sono ben gradite e riuscite in pieno, l’electro-pop di “Dame De Lotus” si districa con coraggio fra i clichè del genere, risultando un pezzo vario e non banale.

I campionamenti di “Swimming” ci fanno immaginare l’acqua di una piscina in movimento, con quel fruscio bagnato in sottofondo. I loop vocali, ancora una volta, donano un qualcosa di “diverso” al pezzo, così bello che lascia stupiti. La sua formula si evolve e non è mai uguale. Anche qua xilofoni, ma anche percussioni più profonde e rimbombanti. Nel ritornello, Emilie canta :”..I believe in your smile everyday..”, noi, al tuo sorriso, ci raffidiamo.

“In The Lake” si distende placida e cortese, i sibili elettronici, i rumorini irriconoscibili, la frase

:” Would to be my lover, in the lake..” ripetuta così tante volte da far perdere la testa, i magici inserti di flauto. La favola da presentare davanti a un bimbo in lacrime.

La batteria elettronica che introduce “Rose Hybride De Thé” è irresistibilmente magnetica, il groove con cui prosegue la canzone è sempre misurato e mai sopra le righe, l’ingegno (e l’apparente semplicità) con cui Emilie riesce (sempre) a costruire la melodia giusta, è sorprendente.

Testo sul rifiuto dell’amore in “Never Fall In Love”, accompagnato da una discreta compagine elettronica, peraltro soppiantando la componente acustica, ridotta al solo uso di qualche percussione.

Malinconia a fiotti, prima con “Annie”, canzone decisamente triste e crepuscolare (apprezzabili, ancora, gli scontri fra acustica e suoni digitali), poi “My Old Friend”, ballata dal sapore amaro, echi di dolore tornano indietro ferendo, il suono progressivamente si sgretola in un finale strumentale di raro garbo sonoro.

Conclude la lunga (per la sua media) “En Cendres”, toccante lascito emozionale in cui la voce di Emilie si dilunga in un finale di incredibile bellezza. Il termine di una vera e propria fiaba, quando sommessa e amatoriale, quando movimentata ed ossessionante. Una fiaba proveniente dalle mani e dalla mente di un’artista che non appartiene a questo pianeta, deliziosamente estranea, beata nel suo mondo pieno di fiori, nuvole colorate e arcobaleni.

(7,5)

recensione di Alessandro Biancalana

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