sabato 29 ottobre 2005





Aoki Takamasa: "Indigo Rose" (Progressive Form, 2002)



Questo uomo è un genio. Il mio amore smodato è suggellato dall'ascolto dei suoi dischi.

Sfrigolio disturbante per orecchie timidi.

Picchiettare di un robotico esserino sulla superficie scabrosa di un oggetto metallico.

Battere onirico di un errore al di fuori dei confini della percezione sonora.

Piccoli fraseggi di una voce lontana effigiano paesaggi desolati come una landa abbandonata.

Suoni oscuri e distanti, sensazioni emarginate e in disparte.

Uno dopo l'altro le composizioni entrano negli angoli più reconditi del nostro essere e gli ammorbano. Infettare con un ossessionante malattia benefica.

Hope ti lascia sorpreso con quell'andamento claudicante in contrasto con un innocente tastiera cosmica a fare da sottofondo.

Dear People ricama complessi pattern ritmici, i glicth sporcano e imbastardiscono, deteriorano, strappano.

Capitale alterna momenti di riposante tranquillità sonica ad attimi di volume vertiginonoso. Un rumore d'assaporare con calma e sincerità.

Loop ripetono il solito scampolo come un nastro visivo che s'inceppa e non puo' che riproporre il solito fotogramma.

Photos In My Window è un mare d'abissale oscurità composto da animaletti veloci e schizzofrenici, saltellanti e maniaci. Biologici scambi di ritmo lasciano spazio a frenetici stomp minimali.

Wooden Piece è una destruttrazione del movimento glitch come non si sente spesso. Scomposizione digitale per attimi freddi e gelidi.

Ulteriori contorni completano un'opera da incorniciare, come tutta la carriera discografica di Aoki. Un'artista fuori dal comune.

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