domenica 1 gennaio 2006



Minny Pops: "Drastic Measures, Drastic Movement" (LTM Publishing, 2004)

Schizzofrenia punk, intromissioni digitali, approccio sbarazzino, composizioni cristalline.
L'elettronica al servizio d'un rock abrasivo, il rock al servizio d'una elettronica minimale e rumorosa.
Già con album come "Sparks In A Dark Room" i nostri avevano palesato una proposta innovativa e poliedrica, con questo album confluiscono tutta la genialità, la pazzia, l'istrionismo compositivo.
Chiacchierate digitali, scheggie proto-punk, rumorismi elettro-rock, estranietà industriali, marcette esilaranti.
In certi frangenti ricordano gli El Guapo dell'accoppiata Super/System-Fake French, ricalcando lo spirito sfacciato e sfrontato.
Il disco è un sequela incessante di pallottole appuntite, voci dolorose, bleeps scabrosi, minimal-pop, divertissment compiuto, suoni smorzati, stelle luccicanti vengono rinchiuse in una scatola e lasciate sfogare fino allo sfinimento.
La singola esamina dei pezzi sarebbe inutile, possiamo soltanto fare riferimento allo scriteriato cabaret per pazzi di Motor City, il synth-pop fanciullesco di Dolphin's Spurt, trovate inimmaginabili in R.U.21, il capolavoro di art-pop che è Kojak.
Un lavoro che mette insieme anni di lezioni impartitre, dal proto-punk dei Suicide, all'industrial (?) abrasivo dei Cabaret Voltaire, fino a certe tendenze hardcore, smorzate ma mai assopite.
Questi ragazzi ci stanno poco di testa ma hanno fatto un disco che sta in cielo e non ci pensa a tornare da noi, se non quando verrà riesumato, come merita.

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