mercoledì 18 gennaio 2006





Woodcraft Folk: "Trough Of Bowland" (Earworm, 2005)



Quante soddisfazioni riesce a darmi la casualità..

Comprato d'istinto, innamorato della copertina immaginifica, non sapendo assolutamente cosa contenesse.

In questi giorni mi sono introdotto nei vicoli di questa opera.

Che cos'è? Pare folk ma s'influenza a sua volta con sperimentalismi acustici, piccole intromissioni d'elettronica, un immaginario mondo fatto di strumenti piccoli e preziosi, suonati con dolcezza e pacatezza.

Un oblio fatto di note e schiocchi, calore e corde strimpellate, xilofoni che tintinnano felici, campanellini che trillano spumeggiando.

Love The Monk è un mantra folk, una messa nera e oscura, una chitarra suona malinconica, una percussione è appena udibile, anime schiavizzate dai rimorsi urlano la loro sofferenza. Suoni metallici paiono catene che sbattono, timbri lucenti ripropongono il suono di una goccia d'acqua che cade puntuale su una roccia, accordi si sovrappongono, contrappunti sono silenzio che si tramuta in musica.

Old House At Home è un'elettronica piccola piccola, suoni piccini piccini, organo molto minimale. Reiterazioni colorate e frizzanti, synth melmoso, percussioni vere e sfigurate, pure e smembrate.

Bozzettino autunnale che ibrida uno spirito prettamente indie-tronico con anime electro. Il piglio giocattoloso si ingloba con l'andamento oscuro e, delle percussioni "suonate", riportano il suono sulla Terra. Sfrigolio sintetico, sciabordio lontano e misterioso. Colonna sonora per una spiaggia intristita da nuvole incombenti.

Blokfute mi ha rapito. L'intreccio di xilofoni, triangoli metallici, vari strumenti acustici ferrosi non mi lascia la testa da ore. Un synth lacerante compone il sottofondo adatto, un banjo inizia ad emanare note casuali, un ululato digitale pare un'essere straziato, costretto alla prigionia. Il tutto si mescola e le varie parti si lasciano il posto a vicenda, in maniera scambievole. 4 minuti di pura bellezza.

Tracy Finger è un esperimento che mette insieme IDM e folk, Willow Beauty è chitarra e synth, synth e chitarra, classicità e tecnologia, connubio estetizzante.

Wee Maker è una sorta di acid-folk, ma sembra sentire dei vagiti di una musica disturbata e spezzettata. Il glitch (?!). Note sconosciute (chitarra? piano?) vengono accoltellate da sporcizie d'ogni sorta, il tutto prosegue con naturalità, i suoni si alimentano a vicenda e si riproducono a loro volta, senza linea di continuità.

Village of Mells vede l'innesto di una voce "vera". Un lamento più che vere e proprie parole. Questo sibilo umano è completamente circondato da un'atmosfera amatoriale e home-made. Strumenti concreti vengono accoppiati con bleeps saltellanti, sciabordate rumorose quanto un silenzio inudibile. Il rullante ci avvolge con il suo ritmo vagamente regolare, svanisce e ritorna, lascia al silenzio note disturbate.

Milf Floats è tenera e curata nei minimi particolari, Conroy Plays Vibes è un ballo sconclusionato di animaletti festanti, Reindeer On The Roof è la ninna-nanna per bimbi alieni.

Reigned-In è geniale. Una miriade di suoni si rincorrono con velocità insostenibile, stelle lampeggiano emanando suono e rumore, un fiume scorre scrosciando, lucciole urlano in silenzio, meteoriti di carta cadono con dolcezza.

Il finale è affidato a Old House At Home II. 11 minuti di pace e ritmo. Un ritmo che, prima di sfascia, eppoi si ricompone. Una melodia che in principio pare pacata e misteriosa, in un secondo momento rivela la sua felicità, con candori e suoni zuccherosi. Un motivetto che rapisce i cuori più sensibili e le menti più vaganti. Una composizione che rimane sospesa in aria e non si riesce a concretizzarla, non si riesce a darle una collocazione. Bellissima.

Posso dire che, varcato il 2005, ho trovato un disco che fa vacillare la mia adorata coppia Tujiko-Takamasa di 28?

Sì, lo posso dire.

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